Omicidio Manuel Careddu: sesto arresto

Omicidio Manuel Careddu: sesto arresto

C’è un sesto arresto per l’omicidio di Manuel Careddu. Il 21enne Nicola Caboni è stato fermato al culmine di un lungo interrogatorio. Da giorni il fuoco investigativo si era concentrato su un altro giovane, intercettato dalla microspia che ha smascherato il piano dei cinque già arrestati lo scorso 10 ottobre: i 20enni Christian Fodde, Matteo Satta, Riccardo Carta e i 17enni C.N e G.C (ragazzo e ragazza). Per questi ultimi, i legali hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame per ottenere misure meno afflittive su cui si esprimerà il Tribunale dei minorenni di Cagliari. 

Il ruolo del sesto giovane

Quello di Nicola Caboni, 21enne di Ghilarza, è il sesto nome iscritto nel registro degli indagati per il delitto dell’Omodeo. Avrebbe ricoperto un ruolo nella fase successiva, e sarebbe accusato di soppressione di cadavere. L’arresto e il trasferimento nel carcere di Massama poche ore fa, al termine di un interrogatorio nella caserma dei Carabinieri di Oristano. Al momento sembra escluso un suo coinvolgimento nell’esecuzione materiale dell’omicidio. L’udienza di convalida dovrebbe tenersi venerdì.

Le indagini sul delitto del lago Omodeo proseguono a ritmo serrato e mancherebbero soltanto pochi tasselli a ricomporre il puzzle di un indicibile orrore. Se è vero che si è in presenza di elementi granitici  che inchiodano il quintetto alle gravissime responsabilità contestate (dall’omicidio pluriaggravato all’occultamento di cadavere), è altrettanto chiaro che gli inquirenti, da giorni, lavoravano per ancorare la figura del sesto intercettato a una precisa fase del piano.

Che ruolo ha avuto l’uomo che, in auto insieme a Christian Fodde il 12 settembre scorso, parlava come se fosse al corrente del massacro compiuto la sera precedente? “Non ho ancora realizzato“, ha detto al 20enne poi finito in manette, ricevendo una risposta che la direbbe lunga sul grado di coinvolgimento dell’interlocutore nella conoscenza dei fatti: “Non è un gioco, quello di ammazzare va bene…è il dopo“.

Quel ‘dopo’, pronunciato in seguito alla barbara uccisione del 18enne, indicherebbe la fase più complessa del disegno criminale: nascondere il cadavere senza destare alcun sospetto. In realtà – si scoprirà in seguito agli arresti del 10 ottobre – la lente investigativa si era già posata almeno su tre dei cinque indagati e il cerchio intorno ai killer del 18enne si stava progressivamente stringendo.

A dare un input decisivo sarebbe stata la madre del ragazzo scomparso, Fabiola Balardi. Una donna talmente ‘scomoda’ per il branco da rientrare verosimilmente in un secondo proposito omicida anticipato da Christian Fodde: “La prossima volta che mi va a denunciare, le stampo un proiettile in testa“.

La serie di agghiaccianti intercettazioni che incornicia il caso non ha precedenti nelle recenti cronache. Parole che restano sospese lì, in un limbo in cui non è neppure possibile immaginare come si possa tornare alla vita di sempre con un ragazzo di 18 anni sulla coscienza. Tutti nelle proprie case dopo la mattanza, sotto un caldo piumone a smanettare sui social come se tutto fosse normale. Tutti in macchina verso la propria quotidianità. Manuel in un’impietosa fossa di 30 cm, tomba dove anche l’anima di chi si interroga sull’accaduto vaga alla deriva.