Delitto Careddu: il ruolo del sesto arrestato

Delitto Careddu: il ruolo del sesto arrestato

Dal tardo pomeriggio del 23 ottobre, il 21enne di Ghilarza Nicola Caboni è in carcere con l’accusa di aver avuto un ruolo preciso nell’omicidio di Manuel Careddu. Il reato contestato è soppressione di cadavere. Per gli inquirenti, era sua la misteriosa voce intercettata la mattina del 12 settembre scorso a bordo dell’auto del padre di Christian Fodde, quando si parlava del massacro del 18enne di Macomer. L’ipotesi a suo carico lo posiziona a margine dell’efferato delitto, un gregario intervenuto in soccorso del branco di 5 presunti killer per occuparsi della fase più complessa, quella dell’ occultamento del corpo. 

Sesto uomo: nelle sue mani il bilancio del delitto

Il bilancio del delitto, la certezza di averlo reso ‘perfetto’ come premeditato dai 5 indagati, sarebbe dipeso dalle azioni di Nicola Caboni. Nelle sue mani si sarebbe condensata la parte più delicata del piano: nascondere il cadavere di Manuel Careddu perché non fosse mai più ritrovato. Ma la microspia nella Punto di Fodde, messa lì per indagare sul padre del 20enne per un omicidio del 2017, avrebbe tradito anche lui.

Al bar dopo il delitto

Torniamo indietro alla notte dell’11 settembre, quando alle 23:53 la morte di Careddu è ormai avvenuta sulle rive del lago Omodeo. A bordo della vettura condotta da Christian Fodde, di ritorno verso casa dopo l’omicidio, si trovano anche i due minorenni C.N e G.C, un ragazzo e una ragazza di 17 anni (quest’ultima fidanzata del Fodde). Matteo Satta è rimasto in paese e aspetta, sotto la sua custodia i cellulari dei componenti di quella spedizione omicida. Li hanno lasciati a lui per avere un alibi, evitando che le celle telefoniche li posizionino sulla scena del crimine.

La microspia registra le battute dei 3 durante il percorso di rientro, e una domanda enigmatica del conducente: “Dove sono gli altri?“. Chi sono ‘gli altri’ di cui chiede conto Christian Fodde? Davanti al veicolo che li riporterà alla loro vita di sempre, secondo le indagini c’è Riccardo Carta, alla guida di un motocarro come sorta di ‘apripista’. Il 20enne parla di quest’ultimo e di un’altra persona che potrebbe essere al suo fianco, lato passeggero? C’è un altro nome oltre i 6 già finiti sotto inchiesta?

Il branco guadagna la via del ritorno lontano da occhi indiscreti, e parte del gruppo di presunti assassini si dirige al bar. Sarebbe questa la cronaca delle ore immediatamente successive alla mattanza, che troverebbe riscontro nel dialogo del giorno dopo tra Fodde e il sesto arrestato.

Nel locale, sino alle 4 del mattino, si intrattengono tre amici. Non persone qualunque ma il minorenne C.N, Matteo Satta e Nicola Caboni. Due di loro hanno preso parte alla notte di orrore appena trascorsa e, verosimilmente, parlano del delitto al ragazzo che dovrà occuparsi del resto. Quel Nicola Caboni che, a 13 giorni dal loro fermo, finirà come loro in manette.

12 settembre: il dialogo tra Fodde e Caboni

Siamo al 12 settembre, quando nella Punto guidata da Christian Fodde la microspia capta una voce inedita nelle intercettazioni che cristallizzano, a vario titolo, ruoli e responsabilità dei 5 indagati nella fine scritta per Manuel l’11 settembre. Una voce maschile che mai si sarebbe palesata nelle registrazioni della notte precedente e che, di fatto, sarebbe fuori dal coro degli autori materiali del delitto Careddu. Ma non è una voce qualunque e quello del giorno dopo non è un dialogo qualunque: a parlare sarebbe Nicola Caboni, innestato nel piano come interlocutore del branco, persona già a conoscenza dei fatti.

Gli inquirenti vagliano attentamente le sue parole, e appare chiaro che il giorno dopo spetti a lui il compito di aiutare Fodde nella fase di occultamento. Stando a quanto emerso, Caboni parla per la prima volta, in quell’auto, il 12 settembre intorno alle 11:30: “Siamo rientrati alle 4 con Matte e C“. Il primo nome richiamato nel discorso sarebbe riferito a Matteo Satta, il secondo al minorenne del branco, C.N.

Fodde risponde così: “Avrai saputo. Le comiche. Ammazzare non è un gioco“. Poi ancora Caboni: “Non ho ancora realizzato”. Alla sua considerazione l’amico replica: “Io circa, non… cioè non lo so… non è un gioco… quello di ammazzare va bene… è il dopo (…) Il reato è quello lì, non è che… non è che lo faccio (incomprensibile) in macchina”. E di nuovo Caboni: “Adesso quelli sì sì, molto probabile che ti fottano…”.

Silenzio durante l’interrogatorio

Il primo interrogatorio del sesto indagato si è tradotto in una scena muta davanti al procuratore di Oristano, Ezio Domenico Basso. Caboni, assistito dagli avvocati Irene Gana e Marcello Sequi, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ci sarebbero elementi sufficienti per ricalcare con precisione la sua posizione entro il perimetro del caso Careddu.

A carico dei 5 arrestati prima di lui pendono le accuse di omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere. L’autopsia sul corpo della vittima è stata effettuata il 20 ottobre scorso. I risultati forniranno un’immagine più nitida della dinamica del delitto.