Spagna, il piccolo Julen trovato morto dentro il pozzo

Spagna, il piccolo Julen trovato morto dentro il pozzo

Julen è morto nel pozzo di Totalan (Malaga) dove era caduto il 13 gennaio scorso. Otto uomini, minatori esperti, avevano in mano l’ultima carta da giocare per tentare di salvare il bambino di 2 anni. Chi sono? Il loro volto scavato dalla fatica e dal dolore rappresenta la speranza in un dramma dai contorni inimmaginabili.

Julen non ce l’ha fatta

L’immane operazione di salvataggio si è conclusa nel peggiore dei modi. Il piccolo Julen è stato trovato senza vita, intorno all’1:30 di stanotte, quando i soccorritori sono riusciti a raggiungerlo a 71 metri di profondità.
L’ultima fase di recupero è stata difficilissima: le rocce presenti nel sottosuolo sono state fatte saltare con delle piccole cariche esplosive. Il bambino era ormai morto, 13 giorni dopo l’inizio dell’incubo.

Il padre, José Rosello, è stato colto da un malore appena appresa la notizia del decesso.
Dal giorno dell’accaduto, i genitori del piccolo non si sono mai allontanati dal pozzo, nella speranza di riabbracciare il loro unico figlio. Nel 2017, persero il primogenito a causa di un infarto. Il fratello maggiore di Julen, Oliver, si era accasciato a terra davanti ai loro occhi durante una passeggiata. I medici riuscirono a rianimarlo, ma dopo alcuni giorni il bimbo morì. Aveva solo 3 anni.

Otto eroi per salvare Julen

minatori julen

Una capsula metallica li ha trasportati sottoterra, due per volta, a turni di 40 minuti per poi tornare in superficie e riprendere le forze. È stata una staffetta senza sosta quella che si è compiuta per ore davanti agli occhi di papà José e mamma Victoria, genitori del piccolo Julen.

Il bimbo di 2 anni, caduto in un pozzo di prospezione profondo 110 metri a Totalan, nei pressi di Malaga, non dava segni di vita ma c’era ancora speranza. La sua vita, però, si è spenta dentro quella cavità infernale.

A occuparsi dell’ultima, terribile fase di un recupero lungo giorni è stata una squadra di minatori esperti, specializzati in operazioni di salvataggio in condizioni estreme. Hanno lavorato a decine di metri di profondità, senza luce e spazio a sufficienza, in una drammatica corsa contro il tempo.

Sergio Tuñón: ingegnere, direttore tecnico della Brigata di soccorso minerario dal 2012 e specializzato nel coordinamento di ispezioni e salvataggi ad alto rischio.

Antonio Ortega: ingegnere, tra gli ultimi a entrare nel gruppo di specialisti (circa un anno fa), è figlio di un membro della Direzione Generale Miniere. Ha partecipato a una delicatissima operazione a Santiago de Compostela.

Maudilio Suárez: è membro del team da 10 anni, alle spalle il difficile salvataggio di uno speleologo nel 2017.

Lázaro Alves Gutiérrez: fa parte della Brigata di soccorso da anni ed è figlio di Eduardo Augusto Alves, vittima del peggiore incidente nella storia dell’industria mineraria asturiana (nel 1995, quando un’esplosione causò 14 morti tra i minatori di San Nicolás).

José Antonio Huerta: ha 2 figli ed è uno degli ultimi esperti entrati in squadra.

Jesús Fernández Prado: tra i veterani del gruppo, con una esperienza decennale nel settore degli interventi in miniera.

Rubén García Ares: padre di una bambina, è uno dei più giovani della brigata.

Adrián Villaroel: entrato nella squadra meno di dieci anni fa, anch’egli padre di una bambina.