Boeing 737 Max 8: 346 morti e un enigma da risolvere

Boeing 737 Max 8: 346 morti e un enigma da risolvere

Era appena decollato da Addis Abeba, direzione Nairobi, ma si è schiantato per cause ancora da accertare. Intorno all’incidente aereo che ha coinvolto un Boeing 737 Max 8 della Ethiopian Airlines ci sono molti interrogativi da risolvere. Nel disastro hanno perso la vita 157 persone, tra cui 8 membri dell’equipaggio e 8 italiani. Nessun sopravvissuto.

La compagnia ha deciso di tenere a terra tutti i B737 Max, aerei sulla cui efficienza ora si è aperto un aspro dibattito. Stessa decisione presa dalla Cina e dall’Indonesia poco dopo l’accaduto.

Tra i sospetti, quello di un difetto che si sarebbe presentato in ben 4 velivoli e che sarebbe stato, invece, dichiarato ‘risolto’. Il volo partito da Addis Abeba è finito in tragedia sei minuti dopo il decollo. Un fatto che ha un sinistro precedente nel disastro aereo del 29 ottobre 2018, avvenuto al largo di Giacarta. Allora fu un volo dell’indonesiana Lion Air a schiantarsi, provocando 189 vittime. Stesso modello: Boeing 737 Max 8.

B737 Max 8 in uso anche in Italia

Questa tipologia di aereo è in uso a circa 100 compagnie nel mondo (tra cui Air Italy), per un totale di circa 350 velivoli operativi e migliaia di ordini all’attivo. Ryanair ne avrebbe richiesti 135.

Ad alimentare l’ipotesi che ci sia un problema tecnico comune sono le strette analogie tra l’incidente di Addis Abeba e quello in Indonesia. 346 morti in cinque mesi spingono a un’analisi ad ampio spettro sulla sicurezza e sulla possibilità di un difetto seriale.

L’aereo precipitato in Etiopia era stato consegnato lo scorso 15 novembre. I controlli di routine, che risalgono a un mese prima dell’incidente (febbraio 2019), non hanno evidenziato alcuna criticità.

Sotto la lente il sistema anti-stallo MCAS

Ci sarebbero sempre più sospetti intorno al sistema anti-stallo del velivolo. In merito al disastro del Lion Air 610, l’incidente si sarebbe verificato per un difetto del sistema AoA (Angle of Attack, angolo di attacco). Questo si occupa di correggere l’assetto in fase di decollo, quando l’inclinazione in salita determina il rischio stallo.

È quanto tecnicamente noto come Maneuvering Characteristics Augmentation System (MCAS), e teoricamente serve ad aiutare i piloti prevenendo un eventuale situazione di pericolo per la stabilità del velivolo. A regolarne l’intervento è un sensore, il rilevatore AoA. A determinare la caduta del Lion sarebbe stata una trasmissione di dati sbagliati proprio da quest’ultimo. Un errore contro cui una manovra manuale non avrebbe avuto alcuna speranza di successo (come vedremo più avanti).

Si tratta di un controllo elettronico che, raggiunta un’angolazione pericolosa, innesca una correzione con l’effetto di abbassare il muso del velivolo per impedire che salga in modo troppo verticale (con conseguente rischio di incidente).

Il sistema potrebbe essere intervenuto erroneamente per correggere l’assetto orientando l’aereo verso il basso. Quando si verifica una simile situazione, è il pilota a dover operare manualmente per neutralizzare l’intervento del controllo automatico e disinnescare la procedura.

Per ben 26 volte, a bordo dell’aereo della compagnia indonesiana che si è poi inabissato al largo di Giacarta, il comandante e il primo ufficiale tentarono di riportare su il muso del velivolo. Per altrettante volte, tragicamente, il sistema automatico lo ha riposizionato verso il basso.

Nessuno dei piloti sarebbe stato addestrato all’uso approfondito del sistema MCAS e ad affrontare eventuali anomalie della tecnologia AoA. In sostanza, a bordo mancava il know-how necessario a intervenire correttamente in caso di errato input del sensore. Si tratta di una situazione in cui, di fatto, si azzera la possibilità di riprendere il controllo del mezzo. ‘Strappare’ la sorte del Lion al computer di bordo si è rivelata una disperata quanto inutile impresa.