Manuel Piredda, i periti confermano l’assenza di fumo nei polmoni. I legali della famiglia: ‘Soddisfatti per quanto emerso in udienza’

Manuel Piredda, i periti confermano l’assenza di fumo nei polmoni. I legali della famiglia: ‘Soddisfatti per quanto emerso in udienza’

A margine della seconda udienza di incidente probatorio, alcune dichiarazioni degli avvocati dei Piredda, Flavio Locci e Stefano Marcialis. Si torna in aula il 10 giugno.

Si è conclusa la seconda udienza di incidente probatorio sul caso Piredda-Pitzalis. Nel registro degli indagati il nome di Valentina Pitzalis, che nel 2011 sopravvisse al rogo di Bacu Abis (Carbonia) in cui morì l’ex marito, il 28enne Manuel Piredda. L’inchiesta dell’epoca fu chiusa con un decreto di archiviazione per morte del reo, ritenuta attendibile dagli inquirenti la versione della donna secondo cui il giovane l’avrebbe aggredita.

Vittima di un tentato femminicidio, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e, dal 2017, indagata per omicidio volontario e incendio doloso. È stato un esposto dei genitori del ragazzo, Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda, a portare la procura all’apertura di un fascicolo di indagine a carico della ragazza (la quale ha sempre sostenuto di aver subito l’aggressione dopo essersi recata a casa del Piredda per la consegna di un documento).

Abbiamo raccolto le dichiarazioni degli avvocati Flavio Locci e Stefano Marcialis, legali della famiglia Piredda, dopo la conclusione della seconda udienza.

Avvocato Locci, può dirci quali sono le sensazioni a margine di quanto discusso in seconda udienza?

È stata un’altra giornata importante e ci riteniamo soddisfatti perché né la difesa della Pitzalis né il professor Tagliaro (consulente della Procura, ndr) hanno avanzato alcuna eccezione di pregio in merito alla metodologia. Non ne hanno fornito neppure una alternativa. Non c’è nessuna traccia di fumo nei polmoni del ragazzo, come confermato dagli ausiliari dei periti del gip, professoresse Margherita Neri ed Elisabetta Bertol.

La metodologia usata per l’analisi dei resti è stata contestata nella precedente udienza dalla difesa della Pitzalis e dal consulente della Procura, professor Tagliaro. È cambiato qualcosa rispetto al 31 gennaio scorso?

L’escussione degli ausiliari dei periti del gip ha permesso di fissare dei punti chiave che blindano la metodologia come l’unica utile in casi come quello del cadavere di Piredda (parzialmente carbonizzato e putrefatto), fissandone chiaramente la validità scientifica riconosciuta a livello internazionale. Si tratta della stessa metodologia usata dal laboratorio di Verona con cui collabora il professor Tagliaro, che nulla ha potuto eccepire circa la valenza dell’approccio tecnico-scientifico usato per l’analisi dei campioni.

Avvocato Marcialis, lo stato del cadavere di Manuel Piredda presentava particolari criticità per l’ottenimento di risultati apprezzabili dal punto di vista scientifico?

La metodologia usata è l’unica che si potesse impiegare in casi di questo tipo. È stata anche condotta un’analisi sulla milza con spremitura, tecnica che ha permesso di evidenziare la totale assenza di prodotti della combustione anche a distanza di 7 anni dal decesso.

L’unica metodologia scientifica applicabile e testata a livello mondiale sul putrefatto e il carbonizzato è la spettrofotometria, ossia quella usata dai periti del giudice, che ha rilevato la totale assenza di particolato di carbonio e di cianuri. L’unica piccola traccia rilevata in un campione è di infinitesimali proporzioni, ed è presente in ciascun individuo a causa dell’inquinamento e, ancor di più, se il soggetto in esame è un fumatore come nel caso di Manuel Piredda. La stessa Pitzalis ha riferito che quando Manuel le avrebbe aperto la porta stava fumando una sigaretta artigianale e lo dichiarò ai carabinieri i quali, sollecitati da quella informazione, le domandarono se le avesse appiccato il fuoco attraverso la sigaretta.

I periti, chiamati a esprimersi sopra le parti, hanno riconfermato integralmente le risultanze peritali, compresa l’incompatibilità della topografia delle ustioni della Pitzalis con la dinamica da lei descritta nel 2011. In particolare, il perito del giudice, professoressa Elena Mazzeo, ha ribadito che le ustioni sul volto dell’indagata, con vettore dal basso verso l’alto a partire dal collo, sono compatibili con un ritorno di fiamma. Scenario, questo, che contribuisce, a nostro avviso, a riscrivere per intero il resoconto di quanto accaduto nel 2011.

C’è anche da ricordare come l’albero respiratorio – dettaglio fondamentale apparso in modo lampante già da un primo esame obiettivo delle vie respiratorie del cadavere e riconfermato all’esito di tutte le analisi di laboratorio sui campioni – sia completamente libero e pulito. Non c’è alcuna traccia di fumo.

Un altro dei quesiti oggetto di incidente probatorio è relativo all’ipotesi che Valentina Pitzalis potesse aver visto il cadavere di Manuel Piredda carbonizzato e in posizione fetale. Può dirci cosa è emerso?

La risposta, a nostro avviso, è solo una: Valentina Pitzalis non avrebbe potuto vedere nulla per via del gravissimo danno riportato dalle fiamme. Si tratta di una condizione confermata anche dai periti del gip. Le ustioni a carico del volto e degli occhi erano talmente gravi e profonde da renderle impossibile la vista, tanto più se, torniamo a precisare, si pensa al fatto che gli ambienti erano saturi di fumo e la stessa Pitzalis giaceva in un’altra stanza, rivolgendo il capo verso l’interno della stessa. Non avrebbe potuto vedere Manuel bruciato e a terra nell’andito.

Torniamo sui guanti: i carabinieri ne diedero conto nel verbale di intervento di quella notte, tra il 16 e il 17 aprile 2011. L’autopsia ne ha escluso la presenza. Questo è un elemento ormai chiarito?

Assolutamente. Manuel Piredda non indossava guanti. È un dato molto importante che, riletto alla luce di altri tasselli di una dinamica che si va ricomponendo, annulla uno dei pilastri su cui si era fondata la presunzione di colpevolezza di Manuel Piredda. Nel 2011 si parlò di guanti gommosi come probabile indizio di premeditazione. Ebbene, quei guanti non sono mai esistiti. Questa è una verità storica confermata dall’autopsia. Oggi i periti hanno ribadito anche questo.

Siamo comunque molto soddisfatti. Gli unici esami positivi sono quelli relativi all’asfissia. Manuel non è morto per infarto e, come abbiamo detto anche nel corso della nostra conferenza stampa a margine della prima udienza di incidente probatorio, non è morto a causa dell’incendio. La prossima udienza è stata fissata per il 10 giugno e saranno sentiti i consulenti.