Omicidio Manuel Careddu: la difesa di Fodde tenta la carta della perizia psichiatrica

Omicidio Manuel Careddu: la difesa di Fodde tenta la carta della perizia psichiatrica

Per l’imputato, il difensore ha chiesto il rito abbreviato condizionato alla valutazione del suo stato mentale al momento del delitto.

Per tutti gli imputati dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Manuel Careddu, 18enne ucciso l’11 settembre 2018 in Sardegna, i rispettivi legali hanno chiesto il rito abbreviato. Si delineano, in modo sempre più netto, le varie posizioni difensive dei componenti del branco.

Si tratta dei 20enni Christian FoddeRiccardo Carta e Matteo Satta, e dei minorenni C.N e G.C. Il sesto arrestato, Nicola Caboni, ha patteggiato 4 anni di carcere per soppressione di cadavere.

Il processo a carico dei giovani, tra cui una ragazza minorenne, non subirà l’effetto della legge n. 33/2019 sulla inapplicabilità dell’abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Il motivo è presto detto: non è retroattiva e si applica esclusivamente ai reati commessi in seguito alla sua entrata in vigore (20 aprile 2019). Il rito abbreviato permetterà ai 5 ragazzi di accedere a una importante premialità in caso di condanna: lo sconto di un terzo della pena inflitta.

La difesa di Christian Fodde

Christian Fodde è il presunto esecutore materiale dell’efferato delitto, avvenuto sulle sponde del lago Omodeo con modalità bestiali. Sono le sue deposizioni ad aver fissato la seconda istantanea di uno dei crimini più cruenti nelle cronache dell’Isola.

La prima ‘immagine’ del piano omicida, infatti, era già stata ricostruita dagli inquirenti grazie a quanto cristallizzato dalla microspia presente sull’auto usata dal branco. “Sono stato io a uccidere Manuel Careddu“, ha detto in sede di interrogatorio a margine dell’arresto, il 12 ottobre 2018, aggiungendo dettagli agghiaccianti a un già sconvolgente mosaico di orrori.

L’avvocato che difende Christian Fodde, Aurelio Schintu, ha avanzato richiesta di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica (volta a valutare lo stato mentale del suo assistito al momento dei fatti contestati). Nel tentativo di alleggerire la sua posizione, dunque, la difesa del ragazzo tenta di giocare la carta dell’incapacità di intendere e di volere.

La richiesta per Matteo Satta

Secondo l’avvocato Antonello Spada, difensore di Matteo Satta (l’unico ‘esterno’ alla scena del crimine perché chiamato a custodire i telefoni del branco lontano dall’Omodeo, sostenendo così un eventuale alibi), ci sarebbero delle incongruenze tra i contenuti audio registrati dalla microspia che ha incastrato il gruppo e la loro trascrizione. Per tale motivo, ha avanzato istanza di abbreviato condizionato all’audizione dei file.

Patteggiamento per Nicola Caboni

Nicola Caboni, arrestato per ultimo nell’ambito dell’inchiesta sul delitto Careddu, è il sesto uomo del branco ed è anche l’unico su cui grava l’accusa del solo reato di soppressione di cadavere.

È lui, secondo la dinamica ricostruita dalle indagini, ad aver chiuso il cerchio intorno alla diabolica trama: entrando in scena, a mattanza conclusa, avrebbe dovuto contribuire a sigillare l’ultimo atto di un delitto pensato per essere ‘perfetto’.

Insieme a Fodde, si sarebbe occupato della fase del seppellimento del corpo del 18enne nelle campagne di Ghilarza (dove è stato poi ritrovato). Ha patteggiato una pena di 4 anni di carcere.