Rogo Bacu Abis, i legali dei genitori di Manuel Piredda: “Siamo soddisfatti, la verità si avvicina”

Rogo Bacu Abis, i legali dei genitori di Manuel Piredda: “Siamo soddisfatti, la verità si avvicina”

La terza udienza dell’incidente probatorio sul caso di Bacu Abis si è svolta il 10 giugno scorso a Cagliari, a porte chiuse. Non è stata conclusiva e si dovrà attendere l’appuntamento in aula del prossimo 23 settembre, quando sarà escusso il consulente di parte Roberto Demontis, medico legale incaricato da Valentina Pitzalis. Si discute della morte di Manuel Piredda, 28enne di Gonnesa trovato senza vita nella sua casa dove la ex moglie è stata salvata, unica sopravvissuta al rogo di quella notte. Secondo le indagini del 2011, fu Piredda a cospargere la donna di liquido infiammabile e tentare di ucciderla, morendo a sua volta.

Questa versione, cristallizzata dal decreto di archiviazione per morte del reo di allora, che inquadra il giovane deceduto come responsabile di tentato femminicidio, è ora messa in discussione davanti al gip Gabriella Muscas e al pm Gilberto Ganassi e potrebbe arrivare più di un colpo di scena. Un esposto dei genitori del ragazzo, nel 2017, è sfociato nell’apertura di un fascicolo a carico di Valentina Pitzalis per omicidio volontario e incendio doloso.

Nel corso dell’incidente probatorio si deve rispondere a diversi quesiti sui fatti del 2011 (dall’attendibilità di Valentina Pitzalis – all’epoca ritenuta altissima dagli inquirenti – alla compatibilità tra le ustioni da lei riportate e la dinamica che ha raccontato, al quesito sulla possibilità che la ragazza potesse vedere o meno il cadavere di Piredda durante quelle terribili fasi dell’incendio).
Nella prima udienza, datata 31 gennaio 2019, i periti nominati dal gip, Elena Mazzeo e Claudia Trignano, con il contributo degli ausiliari Margherita Neri ed Elisabetta Bertol, hanno fissato le evidenze scientifiche che sarebbero finora emerse dalle analisi condotte sui punti in questione. Secondo i periti:

  • Valentina Pitzalis non poteva vedere il cadavere di Piredda – che pure ha descritto dettagliatamente a sommarie informazioni testimoniali del 27 maggio 2011 – perché gravemente ferita agli occhi.
  • Le ustioni della ragazza non sarebbero compatibili con la dinamica da lei descritta all’epoca dei fatti.
  • Manuel Piredda non sarebbe morto per l’incendio, in quanto all’interno delle vie respiratorie non sarebbe stata rilevata traccia di particolati e ustioni.
  • Manuel Piredda non sarebbe morto per suicidio, come invece indicato nei certificati di morte redatti dai medici legali intervenuti sul posto la sera dei fatti.

In aula è stata ancora bagarre tra i consulenti sui vari punti in questione, e si arriva al 23 settembre con un nodo cruciale da sciogliere: come è morto Manuel Piredda?
L’avvocato di Valentina Pitzalis, Cataldo Intrieri, a margine della terza udienza di incidente probatorio ha parlato al Tgr Sardegna, esponendo la tesi difensiva in merito all’assenza di fumo nei polmoni del giovane – emergenza degli esami di laboratorio condotti dai periti del gip: “La tecnica elettiva è l’analisi del sangue, che nel caso di specie non è stata effettuata, se non per un residuo piccolissimo trovato nella milza che ha confermato la presenza di cianuri e carbossiemoglobina“. Cosa significa? Per la difesa della donna, nel corpo del ragazzo i residui della combustione ci sarebbero.
Valentina Pitzalis, presente alla sua prima udienza di incidente probatorio proprio il 10 giugno, ha dichiarato a L’Unione Sarda di aver voluto prendere parte all’udienza anche per le donne che “non ce l’hanno fatta“. La sua versione dei fatti non si discosta dal perimetro di responsabilità attribuito all’ex marito nel 2011.
Ma cosa pensano i Piredda di quanto finora emerso? I legali della famiglia del 28enne, Stefano Marcialis e Flavio Locci, hanno risposto a qualche domanda su questo blog.

Avvocato Marcialis, l’incidente probatorio non si è concluso il 10 giugno, come la famiglia Piredda invece si aspettava. Servirà almeno un’altra udienza ed è stata fissata per settembre. Quali sono i sentimenti a margine di questa decisione?

Noi ci sentiamo soddisfatti perché in aula, anche nella terza udienza, sono stati riconfermati tutti gli esiti degli esami peritali condotti sul cadavere e sulle ustioni di Valentina Pitzalis. Nessuno dei consulenti di parte ha discordato su alcuni punti che sono fondamentali: le ustioni della ragazza non sono compatibili con quanto lei stessa aveva dichiarato nel 2011, Manuel Piredda non è morto a causa del rogo ma era già cadavere quando attinto dalle fiamme, Valentina Pitzalis non poteva vedere il corpo dell’ex marito perché aggredita dalle fiamme al volto in maniera consistente e tale da provocare un immediato danno palpebrale. Si era instaurato il riflesso di difesa noto come blefarospasmo reattivo, così come sostenuto sin dal 2017 dal nostro team e certificato dal dottor Nicola Monni, consulente medico legale del nostro pool. Nessuno ha replicato contrariamente circa questa evidenza scientifica. Ancora una volta, in aula sono stati confermati non solo gli esiti peritali nel loro complesso, ma tutte le ricostruzioni avanzate dalla dottoressa Elisabetta Sionis, criminologo clinico, e dal dott. Monni, che avevano condotto all’apertura della nuova indagine con l’iscrizione di Valentina Pitzalis nel registro notizie di reato.

In aula è stato sentito anche il vostro ausiliario, l’ingegner Luciano Cadoni, ex comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Cagliari. Può dirci qualcosa sulle conclusioni a cui è giunto in merito alla dinamica dell’incendio?

Partiamo dal fatto che Valentina Pitzalis ha bruciato solo davanti, non dietro (tanto che dopo l’incendio, i capelli erano integri, nella loro lunghezza, sull’area nucale). Questo dettaglio ci ha rimandato a una ricostruzione diversa da quella raccontata dalla donna e l’ingegner Cadoni ha ribadito quanto il nostro pool difensivo ha sempre detto: la dinamica del rogo descritta nel 2011 è assolutamente inattendibile. I vestiti della ragazza non solo non l’avrebbero potuta proteggere anche se lievemente irrorati di liquido, ma avrebbero aumentato l’aggressività delle fiamme provocando ulteriori danni al corpo. Anche le parti non esposte quindi dovevano riportare danni, cosa che invece non è stata.

Il consulente della Procura, prof. Franco Tagliaro, ha parlato di morte causata probabilmente da assenza di ossigeno e dai fumi dell’incendio. Qual è la vostra posizione su questa ipotesi?

La questione ipossia, cioè carenza di ossigeno, non può essere ritenuta valida perché Piredda giaceva davanti a una porta socchiusa verso l’esterno e la stanza dove si trovava Valentina Pitzalis era aperta. La carenza di ossigeno non è possibile perché ben due finestre di quella casa erano rotte: una quella rotta dalla donna nel corso del rogo e l’altra, quella del bagno, rotta anch’essa e quindi fonte di immissione di ossigeno negli ambienti.
Il nostro consulente, prof. Vittorio Fineschi, ha sottolineato un altro dato importante: se si fosse verificata una condizione di ipossia, la fame d’ossigeno avrebbe spinto il ragazzo a cercare aria con inspirazione profonda, provocando il deposito dei residui di fumo e il loro inglobamento nei tessuti. Tutti gli elementi, da esame obiettivo e da esiti di laboratorio, convergono verso l’ipotesi di una asfissia meccanica con mezzi morbidi indotta da terzi.

Cos’è emerso dalle vostre indagini in merito all’incendio e ai residui dello stesso?

Precisiamo che non sono state trovate tracce di idrocarburi sui vestiti di Manuel Piredda, perché elementi altamente volatili che difficilmente si riscontrano ad una analisi effettuata a poche ore dal fatto, figuriamoci se si possono rinvenire dopo 7 anni. Per quanto attiene l’ipotesi che gli abiti di Pitzalis fossero impregnati di benzina, l’ingegner Cadoni ha categoricamente escluso il fatto ma ha spiegato che odoravano di benzina perché era stata avvolta dai vapori che poi hanno incendiato. Questa ricostruzione tecnica e scientifica, effettuata da un esperto in incendi che opera nel settore da oltre trent’anni, è stata sostanzialmente condivisa anche dal prof. Tagliaro, consulente della Procura, il quale ha dichiarato che le ustioni della Pitzalis e la dinamica incendiaria così come la questione dei vestiti “probabilmente” bagnati di benzina non sono attendibili.

Aggiungo anche che l’ipotesi che fossero impregnati di benzina era stata avanzata dai carabinieri intervenuti in pronto soccorso, preciso che era una loro opinione e che questa assume lo stesso valore della dichiarazione che il Piredda indossasse i guanti, elemento, quest’ultimo, escluso dalla autopsia.

Avvocato Locci, qual è, attualmente, il dato scientifico che a vostro avviso deporrebbe a favore di una morte precedente al rogo?

Alla luce di quanto ribadito dai periti del gip, sulle cui conclusioni noi concordiamo, è stato confermato che le vie respiratorie del ragazzo erano completamente pulite. Piredda non presentava ustioni nelle vie profonde e, dato sottolineato dal nostro consulente, prof. Vittorio Fineschi, non presentava alcun esito da combustione a carico della lingua. Fineschi ha precisato che questo, per la posizione semiaperta della bocca rilevata sul cadavere, costituisce un elemento fondamentale per capire che il ragazzo non ha mai respirato i fumi sprigionati nel corso del rogo.

Per quanto attiene al quesito sull’eventualità che Valentina Pitzalis possa aver visto il corpo di Manuel Piredda dopo aver arso lei stessa, a che conclusione siete arrivati?

Si badi bene, non è solo una nostra conclusione ma è quanto attestato dai periti del gip, prof.ssa Elena Mazzero e dott.ssa Claudia Trignano: la ragazza non poteva vedere il cadavere per diversi ordini di motivi. Il primo è il posizionamento della Pitzalis all’interno di un altro ambiente rispetto a quello in cui giaceva Piredda, il secondo è il mix di buio totale e denso fumo (che ha richiesto l’intervento dei soccorritori muniti di respiratori) che avrebbe impedito una benché minima visuale, il terzo è il danno severo a carico degli occhi riportato dalla stessa ragazza, attinta dalle fiamme maggiormente al volto. I sanitari del Sirai, al momento del primo accesso di Valentina Pitzalis al Pronto soccorso di Carbonia, poco dopo essere stata estratta viva dalla casa di Bacu Abis, hanno evidenziato subito l’impossibilità di esplorare le pupille a causa delle gravissime lesioni periorbitali.