Rogo Bacu Abis: l’incidente probatorio è concluso

Rogo Bacu Abis: l’incidente probatorio è concluso

Ha ragione Valentina Pitzalis – diventata simbolo della violenza sulle donne – o la famiglia del suo ex Manuel Piredda? Quest’ultimo ha tentato di ucciderla e si è suicidato, o è morto nel tentativo di fuggire dopo averla aggredita col fuoco? Oppure è stato ucciso?

Sarà la giustizia a mettere la parola ‘fine’ al giallo sul rogo di Bacu Abis (Carbonia) in cui tutto è accaduto, nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2011. È in quella casa di viale della Libertà n. 83 che Valentina Pitzalis è rimasta sfigurata dalle fiamme e che, secondo il decreto di archiviazione per morte del reo emesso allora, tutto rimandava allo scenario di una aggressione da parte del 28enne. Lui carbonizzato nel tentativo di ucciderla, lei scampata per miracolo alla sua improvvisa e imprevista furia. È la ricostruzione fornita dalla donna, e ritenuta attendibile nell’immediatezza dei fatti, a cui la famiglia del giovane di Gonnesa non ha mai creduto.

L’autopsia è stata condotta per la prima volta a 7 anni dal decesso perché, allora, nessun accertamento medico legale fu disposto sul cadavere. Non fu ritenuto rilevante esaminare il corpo di Piredda che pure, malgrado lo stato di carbonizzazione, avrebbe potuto ‘parlare’ come accade in decine di altri casi di morti in un incendio.

Il lavoro dei periti nominati dal gip ha portato alla luce due dati portanti, sulla base delle emergenze autoptiche: nessun segno di violenza sul corpo di Manuel e nessuna traccia di fumo nei polmoni. Questo sostengono Elena Mazzeo e Claudia Trignano, e secondo i legali dei Piredda nulla, nelle esposizioni della difesa di Valentina Pitzalis in corso di incidente probatorio, avrebbe portato elementi scientificamente invalidanti sulla conduzione degli esami di laboratorio che avrebbero “dimostrato come Manuel fosse morto prima dell’incendio e quindi già cadavere quando Valentina ha bruciato, e che furono concordati tra le parti prima di essere eseguiti“. Lo ha ribadito l’avvocato Flavio Locci, al termine dell’udienza conclusiva di incidente probatorio del 23 settembre 2019, a questo blog.

Gli avvocati Cataldo Intrieri e Adriana Onorato, difensori di Valentina Pitzalis, sottolineano che la loro assistita è doppiamente vittima perché, dopo essere stata quasi uccisa dal suo ex, è sottoposta a un’ulteriore pressione, anche sui social. Annunciano che la ragazza, dopo un’archiviazione che ritengono la via più probabile, chiederà un risarcimento per quanto subito, anche a causa dell’attuale indagine che, come dichiarato dai legali ai media, “non doveva neanche essere riaperta“.

Adesso tutto torna al pm Gilberto Ganassi. Gli atti sono rimessi al pubblico ministero che, in buona sostanza, ha 3 vie davanti a sé: proseguire l’indagine, richiedere al gip un rinvio a giudizio o un’archiviazione della posizione di Valentina Pitzalis, indagata dal 2017 per omicidio volontario e incendio doloso.

Annaffiatoio e secchio

La famiglia Piredda ha sempre sostenuto che le indagini dell’epoca avrebbero trascurato elementi importanti, che a detta dei genitori del giovane avrebbero potuto chiudere il caso senza lo strascico di interrogativi che si pongono da anni.

A questo proposito, secondo i consulenti sulla scena ci sarebbe evidenza di un contenitore che, a loro avviso, potrebbe essere l’annaffiatoio verde che la ragazza ha sempre indicato come l’oggetto usato dal suo ex per cospargerla di liquido infiammabile, ma che non fu mai trovato (i verbali dei carabinieri riportano un secchio rosso praticamente sciolto per effetto dell’incendio – FOTO 1).

Quello di Valentina è rimasto come un “ricordo” sbagliato, cosa che spesso capita a chi subisce uno shock come quello di un’aggressione, giustificato dalla concitazione del momento che avrebbe fatto confondere la donna. Da sempre si è detta certa di non aver mai visto un secchio rosso, bensì un annaffiatoio verde tra le mani del suo ex.

FOTO 1 – Il presunto secchio ‘fuso’ per effetto dell’incendio, sul lato sinistro quello che sembrerebbe un manico in ferro prossimo ai piedi del cadavere – Foto gentilmente concessa dal criminologo clinico Elisabetta Sionis, consulente dei Piredda

Secondo i consulenti dei genitori del ragazzo, dunque, quell’oggetto potrebbe essere presente sulla scena e, a loro dire, la risposta sarebbe contenuta nel fotogramma di un filmato dell’epoca (FOTO 2) – girato la mattina del 17 aprile 2011, poche ore dopo i fatti – e in una foto del fascicolo fotografico dei carabinieri intervenuti sul posto che il consulente esperto di fotografia, Davide Sionis, ha ‘ripulito’ (FOTO 3-4). Ma che importanza avrebbe, secondo la difesa dei Piredda, la presenza di questo oggetto sul pianerottolo dell’appartamento di Bacu Abis?

Durante le sommarie informazioni rese ai carabinieri nel 2011, Valentina Pitzalis ha dichiarato che Manuel le abbia versato una irrisoria quantità di benzina con un annaffiatoio verde. I carabinieri le hanno rivolto diverse domande, tese a capire la dinamica incendiaria ed il ruolo dell’annaffiatoio verde. I verbali del 2011, tuttavia, riportano l’esclusivo ritrovamento dei residui fusi di un secchio rosso che si trovava ai piedi del cadavere di Manuel. La Pitzalis, nel corso degli anni, ha insistito in questa direzione e, in tutte le interviste televisive, racconta e mima il gesto secondo il quale sarebbe stata irrorata.

Durante lo studio del fascicolo fotografico della scena del crimine, tra gli altri oggetti non repertati dai carabinieri intervenuti, abbiamo trovato un oggetto corrispondente per colore, forma e materiale ad un annaffiatoio verde/tanica, che si trovava all’esterno dell’appartamento, sul pianerottolo ed in prossimità della porta di ingresso. Questo elemento, a nostro avviso, assume un importante interesse investigativo soprattutto se si considera che, secondo la versione della Pitzalis, Manuel avrebbe travasato la benzina dell’annaffiatoio al secchio e si sarebbe poi fatto il bagno e dato fuoco. A nostro avviso non vi è alcuna logica in questa versione dei fatti, e non si comprende chi possa aver messo quel contenitore sul pianerottolo. Manuel, infatti, era cadavere e giaceva dietro la predetta porta semichiusa“.

Di seguito alcuni passaggi delle dichiarazioni rese da Valentina Pitzalis a sit del 27 maggio 2011 – durante il ricovero presso il Centro Ustioni di Sassari – riguardanti annaffiatoio e secchio:

PITZALIS Valentina: Lui ha preso l’annaffiatoio verde dalla cucina, chiamiamola cucina, e mi ha gettato questa cosa addosso che mi ha preso in faccia e addosso e io dall’odore ho riconosciuto che era benzina. Gli ho detto: ‘Manuel, cosa stai facendo? Ma sei matto?’ e lui con la faccia cattiva mi ha detto: ‘Cosa sto facendo?’ e mi ha messo fuoco.
C.C.: Cosa ti ha fatto? Ti ha buttato…? Mi hai detto che aveva un trinciato in bocca. Ti ha buttato…?
PITZALIS Valentina: Appena se l’ha… No, no, penso che mi abbia acceso con l’accendino.
C.C.: Aveva l’accendino in mano sicuramente.
PITZALIS Valentina: Sicuramente sì. Quando sono arrivata io mi ricordo che aveva un trinciato in bocca o si stava girando un trinciato, comunque lui stava sempre fumando (tossisce), però quando gli ho detto: “Manuel,
ma che cavolo stai facendo?” perché quando mi ha gettato questa cosa non me ne ha buttata neanche tanta addosso perché… però mi ha preso in faccia, capito? Quindi io…

C.C.: Cos’era? Uno… ha usato un annaffiatoio di quelli classici col manico sopra, è così?
PITZALIS Valentina: Sì, era un annaffiatoio verde, io me lo ricordo.
C.C.: Anche perché buttare con l’annaffiatoio… Te l’ha buttato con la parte davanti oppure…? Te lo ricordi questo, il gesto che ha fatto?
PITZALIS Valentina: Sì, sì, con la parte davanti, con… e infatti non mi è finito molto liquido addosso però in faccia mi ha… mi ha preso in faccia…

C.C.: E ti ricordi se aveva guanti o qualcos’altro?
PITZALIS Valentina: No, non ne aveva guanti, aveva la cuffietta verde, come sempre, la sua solita cuffietta verde e poi aveva il giubbotto in jeans, , una magliettina e i jeans. Cosi, leggero, quindi ovviamente se lui si è
tipo lanciato… si è fatto il bagno con la benzina, perché credo sia andata cosi perché per come l’ho visto io, per essersi carbonizzato cosi, cioè, lui si è proprio fatto il bagno con la benzina, cioè si è buttato un secchio addosso perché per la quantità che ne ha buttato a me era veramente irrisoria, anche se i danni che mi ha fatto”

C.C.: Beh, certo, anche perché se ha usato.,. cioè, se ha usato, usando l’annaffiatoio come mi hai detto tu…
PITZALIS Valentina: Si
C.C.: Se tu fai la prova a buttare l’acqua fuori dall’annaffiatoio è difficile farne uscire molta, mi sembra.
PITZALIS Valentina: Eh, infatti.
C.C.: Anche se la prendi,.. il modo più facile per far uscire l’acqua dall’annaffiatoio è quello dal tubo di uscita
C.C.: C’era un secchio rosso, per caso, lì vicino?
PITZALIS Valentina: No, io non mi ricordo alcun secchio rosso, assolutamente. Anche dentro casa non mi ricordo alcun secchio rosso. Magari era un suo secchio per pulire, che ne so?
C.C.: Magari quello del Mocio
PITZALIS Valentina: Eh, magari ha travasato e si è fatto il bagno con questa cosa e si è dato fuoco.

Valentina aveva ragione quando ha citato l’annaffiatoio con cui Manuel le avrebbe versato addosso il liquido infiammabile? I consulenti dei Piredda sostengono che questa informazione, come la dichiarata assenza di guanti da parte della ragazza poi certificata dagli esiti delle perizie del 2018, potrebbe essere corretta.

FOTO 2 – Frame video del 17 aprile 2011 –
Fonte: https://www.unionesarda.it/video/video/cronaca-sardegna/2019/02/01/manuel-piredda-era-morto-prima-dell-incendio-52-829914.html
FOTO 3 – L’oggetto sul pianerottolo in una delle foto depositate dal team dei Piredda nel marzo 2017 – Foto gentilmente concessa dal criminologo clinico Elisabetta Sionis, consulente dei Piredda
FOTO 4 – L’oggetto sul pianerottolo in una delle foto depositate dal team dei Piredda nel marzo 2017 – Foto gentilmente concessa dal criminologo clinico Elisabetta Sionis, consulente dei Piredda

L’incidente probatorio si è concluso il 23 settembre scorso, dopo 4 udienze. I periti nominati dal gip Gabriella Muscas, Elena Mazzeo e Claudia Trignano, sostengono l’assenza di segni di violenza ma anche l’assenza di fumo nei polmoni sulla base degli accertamenti condotti sui resti di Manuel Piredda. Per farla breve: il 28enne non sarebbe morto così come da dinamica cristallizzata nel 2011 e poi sfociata in decreto di archiviazione per morte del reo. Piredda sarebbe morto prima che il rogo divampasse nell’appartamento e le fiamme avrebbero attinto il corpo quando era steso a terra, già morto o in limine vitae.

Dello stesso avviso la difesa della famiglia Piredda, che aveva dato impulso all’avvio delle indagini con un esposto datato 2016 e sfociato nell’apertura di un fascicolo a carico di Valentina Pitzalis, dal luglio 2017 indagata per omicidio volontario e incendio doloso.

Di parere opposto i consulenti di Valentina Pitzalis, che ritengono infondata la tesi per cui Piredda possa essere stato ucciso e continuano a ribadire che la sola vittima è la loro assistita, data alle fiamme dal suo ex poi morto per asfissia causata da mancanza di ossigeno.

Secondo Franco Tagliaro, consulente incaricato dalla Procura, le ustioni di Valentina Pitzalis sarebbero incompatibili con la dinamica da lei raccontata e la perizia Mazzeo sarebbe ancorata a errori metodologici che inficerebbero gli esiti sulla presenza di fumo e particolati nelle vie respiratorie del ragazzo.

Metodologie e laboratori in cui svolgere gli esami – ribadiscono gli avvocati dei Piredda, Marcialis e Locci – furono concordati alla presenza di tutti i consulenti, compreso il professor Tagliaro che firmò i verbali peritali di volta in volta depositati dai periti al gip durante un anno e mezzo di incidente probatorio“.

Cosa succede adesso? Ora tutto torna nelle mani del pm Gilberto Ganassi, che dovrà decidere se chiedere archiviazione, proseguire l’indagine oppure chiedere un rinvio a giudizio. In questa ultima ipotesi, per la donna si aprirebbe lo scenario dibattimentale.

Nel corso dell’ultima udienza di incidente probatorio hanno parlato Roberto Demontis, medico legale, e Luciano Saccà, ingegnere esperto di incendi, entrambi consulenti di Valentina Pitzalis. “Ci aspettiamo l’archiviazione“, sostiene il team difensivo della donna, che ha ribadito la sua posizione al termine dell’ultima udienza di incidente probatorio: “Quando si è scatenato l’incendio – ha detto l’avvocato Adriana Onorato, come riportato da Casteddu Onlinelui era in piedi, poi è scivolato, come dimostra la striscia nel muro, e poi è svenuto ed è morto perché è stato raggiunto dalle fiamme“.