Rogo Bacu Abis – Il pm chiede l’archiviazione per Valentina Pitzalis, la famiglia di Manuel Piredda si oppone: “Riesumate nostro figlio”

Rogo Bacu Abis – Il pm chiede l’archiviazione per Valentina Pitzalis, la famiglia di Manuel Piredda si oppone: “Riesumate nostro figlio”

Chiesta l’archiviazione per Valentina Pitzalis, la famiglia di Manuel Piredda si oppone e vuole una nuova esumazione: “Nella sua mano dei capelli da analizzare che potrebbero dirci chi lo ha ucciso”. La difesa della ragazza: “Depistaggi”. 

Il pm titolare dell’indagine a carico di Valentina Pitzalis, Gilberto Ganassi, ha chiesto l’archiviazione della posizione della giovane, dal luglio 2017 indagata per omicidio volontario e incendio doloso in merito all’ormai tristemente noto rogo di Bacu Abis (Carbonia) in cui rimase sfigurata e morì Manuel Piredda, suo ex marito.

Felicità ma anche cautela da parte della ragazza, che in un comunicato sulla sua pagina Facebook “Un sorriso per Vale”, il 4 giugno scorso, ha precisato come l’istanza del pm sia positiva per lei ma non ancora risolutiva. Sulla sua posizione, infatti, come da procedura occorrerà attendere la decisione del gip:

“Cari angeli, oggi è arrivata la notizia della richiesta di archiviazione da parte del Pm per quanto riguarda la assurda e ingiusta vicenda che mi ha vista indagata, negli ultimi tre anni, per omicidio e incendio doloso per quello che invece ho subito da parte di chi diceva di amarmi. Non è la fine, la parola ora passa al gip che deciderà se accogliere o meno questa richiesta. Sono felice ma attendo la chiusura definitiva di tutta questa vicenda, solo allora potrò essere serena. Nel frattempo vi ringrazio per l’affetto e la vicinanza che mi dimostrate ogni giorno. Vi amo”. 


La famiglia del giovane di Gonnesa, tramite i suoi legali, ha presentato opposizione e rilancia:

Riesumate di nuovo il cadavere di nostro figlio e analizzate i capelli che ha nella mano sinistra, è stato ucciso“. 


La richiesta di archiviazione è la novità emersa a 9 mesi dalla conclusione di un lungo e articolato incidente probatorio (datata 23 settembre 2019) in cui, dopo esame autoptico e analisi di laboratorio sui campioni prelevati dai resti del ragazzo, i periti del gip hanno escluso la presenza di segni di aggressione sul cadavere di Manuel Piredda – riesumato a 7 anni dal decesso per condurre, per la prima volta, un’autopsia in data 19 maggio 2018 – e hanno escluso che sia morto a causa di quell’incendio che, da dinamica cristallizzata nella prima archiviazione del caso per morte del reo, avrebbe invece appiccato lui stesso per uccidere la sua ex.

La difesa dei genitori del giovane di Gonnesa, avvocati Stefano Marcialis e Flavio Locci, e i consulenti che compongono il team incaricato dalla famiglia hanno dichiarato di concordare “appieno con le risultanze emerse in sede di incidente probatorio” e hanno nuovamente ribadito la loro ipotesi: “una asfissia meccanica prodotta con mezzi soffici come possibile causa della morte“. Di probabile asfissia, capace di ridefinire se non in toto almeno in buona parte quanto ricostruito dalle indagini del 2011, aveva parlato Vittorio Fineschi, medico legale nominato dai coniugi Piredda successivamente all’autopsia (il 5 luglio 2018, e ha iniziato a partecipare alle operazioni del collegio peritale, con il campionamento dei vetrini, il 7 luglio dello stesso anno).

Circa l’istanza di archiviazione, che è il più recente sviluppo ufficiale in questa lunga e discussa vicenda, la difesa dei Piredda ha aggiunto che il pm, pur ribadendo che il ragazzo sarebbe stato aggredito dalle fiamme quando era ormai senza vita e già a terra per via di una asfissia, avrebbe ritenuto di non poter valutare la natura di quest’ultima. Permarrebbe, dunque, un interrogativo proprio su cosa avrebbe scatenato il processo asfittico nel 28enne. Ma questa domanda, secondo i legali dei Piredda, non sarebbe la sola “maglia larga” nel tessuto della storia a dare respiro alla loro tesi (che, a loro dire, posizionerebbe il Piredda nella cornice di potenziale vittima e non in quella del carnefice): “A prescindere dai dati inconfutabili emersi nel corso dell’incidente probatorio, che depongono per un quanto mai necessario vaglio processuale della vicenda, deve essere chiarito che la difesa dei signori Piredda-Mamusa è in possesso di numerosi ed importanti elementi che si pongono in netto contrasto con la richiesta di archiviazione”.

L’assenza di un contatto fisico, di una colluttazione tra Valentina Pitzalis e Manuel Piredda, quella notte di fiamme e sangue a Bacu Abis – tra il 16 e 17 aprile 2011 – è uno degli elementi ripetuti con forza dalla donna sopravvissuta a quell’inferno in cui morì l’ex marito 28enne. A suo dire, non ci sarebbe stata alcuna lite tra loro prima dell’azione del giovane che, ha sempre raccontato lei, senza un episodio critico a fare da anticamera all’orrore le avrebbe gettato del liquido infiammabile addosso finendo per sfigurarla e rimanere ucciso nel suo stesso disegno di morte. È un nitido tassello del racconto di Valentina Pitzalis che, secondo la famiglia del giovane, potrebbe essere ridefinito attraverso l’analisi di un elemento portato nella loro opposizione all’istanza di archiviazione avanzata dal pm Ganassi. I genitori di Manuel Piredda hanno diffuso alcune immagini che, secondo la lettura del loro team di consulenti, rimanderebbero alla presenza di “capelli nella mano sinistra del cadavere” del 28enne. La famiglia sostiene che “potrebbero essere di chi lo ha ucciso e dimostrano che Manuel potrebbe essersi difeso“. Uno degli interrogativi di fondo, chiaramente, è questo: come mai un dettaglio del genere non è stato analizzato in sede di incidente probatorio? A Casteddu Online, la difesa dei Piredda ha dichiarato che questo elemento sarebbe stato scoperto dal team molti mesi dopo l’esumazione, grazie alle foto scattate dai Ris sul cadavere durante l’autopsia. Secondo la versione dei legali di Valentina Pitzalis, avvocati Cataldo Intrieri e Adriana Onorato, “ciò che viene pubblicato dalla stampa è già stato detto durante l’incidente probatorio. I coniugi Piredda ed i loro (neanche tanto) occulti ispiratori (peraltro oggi saggiamente ASSENTI) stanno disperatamente quanto inutilmente sperimentando una linea di difesa contro una inevitabile incriminazione per i loro depistaggi“. Valentina Pitzalis definisce “assurda e vergognosa” la richiesta di una nuova esumazione.

La famiglia del giovane non si arrende e spiega di voler capire se sono realmente capelli e a chi appartengono. Perché? Quell’elemento, ammesso che di capelli si tratti, secondo i genitori del giovane potrebbe rappresentare un tentativo di difesa da parte del 28enne o ridipingere lo scenario di quella notte con l’ingresso prepotente dell’ipotesi di una colluttazione nel perimetro del caso.

La famiglia Piredda sostiene la necessità di approfondirne origine e natura con un esame genetico: “Se quelli sono capelli come noi crediamo – dichiarano i coniugi Piredda – e Valentina non ha avuto alcun contatto fisico con Manuel quella notte, vogliamo capire di chi sono. Per noi genitori, che non chiediamo altro che la verità sulla fine di Manuel dopo anni di domande, è legittimo presentare opposizione e chiedere che il cadavere venga nuovamente esumato“. 

Dettaglio foto autopsia Manuel Piredda – 19 maggio 2018

Gli esiti peritali degli accertamenti disposti dal giudice per le indagini preliminari – hanno dichiarato i Piredda in un comunicato in cui annunciano di aver fatto opposizione alla richiesta di archiviazione – hanno stabilito che Manuel sia deceduto per asfissia prima che il suo cadavere fosse raggiunto dall’incendio sviluppatosi nell’andito“. 

Ganassi, nel motivare la sua richiesta di archiviare la posizione di Valentina Pitzalis, pur sostenendo il decesso per asfissia sottolinea l’assenza di elementi che possano consentire di stabilire che tipo di asfissia si tratti, mancando segni, sul corpo, che rimandino ai contorni di un’aggressione o una difesa.

Ma per la famiglia quell’elemento che sostiene essere presente nella mano sinistra del ragazzo potrebbe rappresentare quest’ultima ipotesi. “Dalle foto dell’autopsia si vede che, mentre la mano destra è rimasta mummificata a causa del calore, quella sinistra è stata colpita dalle fiamme solo parzialmente perché era posizionata tra il pavimento ed il fianco di Manuel che l’hanno protetta dal fuoco.  La mano sinistra stringe un ciuffo di lunghi capelli (…) rimasti integri“.

Per i Piredda, questi si sarebbero “salvati dall’azione delle fiamme per la particolare posizione in cui si trovava la mano (cioè appoggiata tra il fianco di Manuel ed il pavimento che ha fatto da barriera) e grazie allo straccio che qualcuno gli ha messo nella mano quando era già cadavere e con l’intento di far bruciare proprio quei capelli“.

I periti – hanno aggiunto i genitori del ragazzo – hanno scoperto che Manuel avesse una sciarpa stretta attorno al collo, ed è stata fotografata dai Ris durante l’autopsia. Autopsia che ha dimostrato che Manuel non avesse respirato i fumi dell’incendio, infatti non sono state trovate tracce di residui della combustione in tutte le sue vie aere e nel sangue, tranne i livelli che si riscontrano in qualunque fumatore o persona a contatto con ambienti inquinati“. Le immagini che seguono, concesse alla stampa dai familiari del 28enne, mostrano il dettaglio che i genitori chiedono di analizzare: 

I genitori del giovane si chiedono se ci sia stata una colluttazione prima del rogo. Il Ris, con una consulenza depositata il 28 giugno 2018 su incarico della Procura, ha confermato la presenza di alcuni oggetti sulla scena del crimine che erano stati evidenziati dalla difesa dei Piredda. Tra questi, figurano un piede di porco, un bottone e un orecchino di cui l’ex difensore dei Piredda, avvocato Gianfranco Sollai, aveva parlato in esclusiva al settimanale Giallo, il 12 dicembre 2017, indicandoli come elementi isolati dai consulenti Elisabetta Sionis, criminologo clinico, e Davide Sionis, fotografo, durante l’analisi del fascicolo fotografico del 2011. Bottone e orecchino, secondo quanto riferito dai consulenti dei Piredda, si trovavano accanto alla mano sinistra del cadavere che è la stessa che i genitori del 28enne, come dichiarato alla stampa il 18 giugno scorso, chiedono ora di analizzare con una nuova esumazione. 

Oggetti che, all’epoca dei fatti, non sarebbero stati repertati. Tra gli elementi indicati dalla difesa dei coniugi Piredda nel 2017 anche la presenza, confermata poi nella stessa consulenza dei Ris, di un contenitore all’esterno dell’abitazione: “Il pm – hanno dichiarato i coniugi Piredda – dà effettivamente atto, come sostenuto dal nostro team con diversi elaborati nel 2017, che i Ris hanno confermato che all’esterno della abitazione, davanti al portone di ingresso, c’era un innaffiatoio/tanica. Oggetto scoperto dai nostri consulenti nel 2017 e segnalato alla Procura, che ha conferito incarico di consulenza scientifica ai Ris sui dettagli della scena del crimine presentati dalla nostra difesa. Ci chiediamo chi ce lo ha messo“.

Dettaglio bottone isolato sulla scena del crimine dal team difensivo dei Piredda
Frame video 17 aprile 2011/Contenitore davanti alla porta di ingresso dell’abitazione di Manuel Piredda –
Fonte: https://www.unionesarda.it/video/video/cronaca-sardegna/2019/02/01/manuel-piredda-era-morto-prima-dell-incendio-52-829914.html

In questo scenario di interrogativi posti dai genitori del 28enne, quel che è certo è che per la Procura di Cagliari, dopo 3 anni di approfondimenti sui fatti di quella notte, si deve archiviare. Non ci sono elementi a sostegno delle accuse a carico di Valentina Pitzalis, e Manuel Piredda ha teso una trappola alla sua ex moglie attirandola in quell’appartamento di Bacu Abis per poi mettere in atto il suo piano. Lo scrive il procuratore aggiunto Gilberto Ganassi nella sua richiesta di archiviazione, le cui colonne portanti sono principalmente 3: 

  • Le condivisibili ed argomentate conclusioni del collegio peritale depongono per una incertezza, che non si ritiene superabile in sede dibattimentale, sulle reali cause di morte di Manuel Piredda.
  • Può dirsi ragionevolmente certo che non sia morto a causa delle ustioni provocate dalle  fiamme, ma per una  causa  asfittica.
  • Non è determinabile quale sia stata questa causa. In particolare se essa sia riferibile all’azione volontaria di terzi, ovvero da una anossia determinata dall’azione incendiaria posta in essere dallo stesso Piredda dopo aver attirato la sua moglie ed ex convivente in una trappola per concludere con un omicidio-suicidio la loro travagliata relazione.

La parola passa al gip.